A seguire il testo completo del nostro appello ai candidati lecchesi. A questo link è possibile leggere la risposta di Galimberti (M5S) e le nostre repliche. A questo link è possibile leggere la risposta di Lupi (CDX) e le nostre repliche. A questo link è possibile leggere la risposta di Bartesaghi (CSX) e le nostre repliche. A questo link è possibile leggere la risposta di Stefano Motta (Terzo Polo) e le nostre repliche.
Perché un appello ai candidati del collegio di Lecco? L’associazione lecchese L’Asino di Buridano nasce con l’obiettivo di fornire informazioni utili per fare scelte consapevoli, affinché l’elettore non cada nella trappola di dire “sono tutti uguali” e non rischi di fare la fine, politicamente parlando, dell’asino protagonista dell’apologo del filosofo Giovanni Buridano. Ma noi possiamo solo limitarci a dare informazioni e fornire stimoli, sta ai partiti il compito di dimostrare che sono effettivamente “diversi”. Come? In vista delle elezioni del 25 settembre, abbiamo deciso di lanciare un pubblico appello ai candidati del collegio uninominale di Lecco, invitandoli a fornire una risposta concreta e precisa su 6 temi che, dalla fondazione dell’associazione, sono stati al centro del nostro interesse e delle tante iniziative organizzate con la collaborazione di diversi comuni della nostra provincia: conti pubblici, pensioni, liberalizzazioni, autonomia regionale, nucleare e diritti civili. Chiediamo pertanto ai candidati di Lecco delle quattro coalizioni principali, ossia Laura Bartesaghi (centrosinistra), Giovanni Galimberti (Movimento 5 Stelle), Maurizio Lupi (centrodestra) e Stefano Motta (Azione – Italia Viva), di rispondere alle domande contenute nel nostro appello e di accettare l’invito a dibatterne pubblicamente. L’Asino di Buridano vorrebbe scegliere: mettetelo nelle condizioni di farlo!
1 – CONTI PUBBLICI
Il quadro programmatico del Documento di Economia e Finanza 2022 indica che questo anno si chiuderà con un indebitamento netto dello Stato italiano pari al 5,6% del PIL e con un debito pubblico al 147%. Tali numeri sono sicuramente stati aggravati dalla pandemia, ma evidenziano un’abitudine italiana tale da spingere il direttore dell’Istituto Bruno Leoni Alberto Mingardi a definire l’Italia una “Repubblica fondata sul debito”: il nostro bilancio non è mai stato in pareggio e, dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi, la spesa pubblica è aumentata di cinquanta volte, passando da circa il 10% del PIL a oltre il 50%. Tale situazione non è più sostenibile e alimenta una dinamica che mette sempre più a rischio il futuro dei giovani. Intende lei impegnarsi affinché il prossimo governo metta mano ai conti pubblici per ridurre deficit e debito? Considerando che, come evidenziato da illustri economisti quali Alesina, Favero e Giavazzi, tagliare le spese è molto meno dannoso che aumentare le tasse (le quali sono già molto elevate in Italia, con una pressione fiscale che nel 2022 si attesta al 43,1%) ed è dimostrato dall’esperienza di paesi come Belgio, Canada e Irlanda che possono esistere programmi di aggiustamento delle finanze pubbliche di successo, intende lei impegnarsi affinché il miglioramento dei conti sia ottenuto mediante tagli alla spesa pubblica anziché aumenti di tasse? Quali spese intende eventualmente impegnarsi a tagliare?
2 – PENSIONI
La sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico pubblico italiano, come per tutti i sistemi a ripartizione, è messa in pericolo dal progressivo invecchiamento della popolazione, tanto che oggi il futuro pensionistico dei giovani è tutt’altro che roseo. Tutto ciò in un paese in cui l’incidenza della povertà assoluta nel 2021 è stata dell’11,1% nella fascia d’età 18-34 contro il 5,3% della fascia superiore ai 65 anni, con un gap tra le due coorti anagrafiche che è andato crescendo dall’inizio della crisi Covid. Intende lei impegnarsi affinché il sistema pensionistico non venga ulteriormente utilizzato per fini elettorali ai danni delle future generazioni? Premesso che le politiche tese ad invertire le tendenze demografiche sono molto costose e producono effetti solo nel lunghissimo periodo, come intende impegnarsi affinché ai giovani sia garantita una pensione certa e dignitosa?
3 – LIBERALIZZAZIONI
Se è indubbio che nel corso degli ultimi anni l’Italia ha fatto passi avanti nell’ambito della concorrenza, tanto da salire al quinto posto in Europa nell’”Indice delle liberalizzazioni” curato dall’Istituto Bruno Leoni, la crisi Covid-19 e le sue conseguenze pongono seri problemi e rischiano di far fare passi indietro al nostro paese: dalle telecomunicazioni al servizio postale, passando per l’elettricità e soprattutto i servizi pubblici locali, sono tante le conquiste da difendere e i passi avanti ancora necessari. Le recenti impasse parlamentari sui temi taxi e concessioni balneari lo dimostrano. A ciò si aggiunga che il grado di concorrenza influisce sui prezzi e ulteriori liberalizzazioni in settori quali, per esempio, trasporti e telecomunicazioni, potrebbero risolvere il problema dei prezzi nel lungo termine, riducendo le pressioni inflazionistiche e proteggendo il potere d’acquisto dei salari. Intende lei impegnarsi affinché cresca lo spazio di concorrenza in quei settori in cui ancora manca, senza lasciarsi influenzare da lobby e difensori di rendite di posizione parassitarie? In che modo?
4 – AUTONOMIA REGIONALE
Il 22 ottobre 2017, oltre 3 milioni di elettori lombardi si sono recati alle urne per richiedere che, in coerenza con il terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione, a Regione Lombardia siano concesse ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nell’ambito dell’organizzazione della giustizia di pace, delle norme generali sull’istruzione e della tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, nonché delle materie di competenza concorrente. A tale richiesta – rimasta inascoltata dal governo e del Parlamento – si sono associate altre regioni, tra cui l’Emilia Romagna guidata dall’esponente PD Stefano Bonaccini, a conferma del fatto che trattasi di tema apartitico. È lei a favore della richiesta di maggiore autonomia regionale? Come intende muoversi affinché si ponga fine allo stallo attuale? Qualora nel corso della prossima legislatura dovesse porsi la questione di una nuova riforma costituzionale, intende impegnarsi affinché essa sia improntata ad una visione federalistica, con maggiore autonomia in capo alle regioni anche in materia fiscale?
5 – NUCLEARE
La transizione green e la necessità di contenere l’aumento delle temperature sono un tema non più prorogabile da parte del governo e del Parlamento italiano. Ciononostante, il dibattito pubblico è ancora troppo imperniato sull’ideologia anziché sui numeri: l’UNECE ha messo nero su bianco che non sarà possibile raggiungere la decarbonizzazione completa entro il 2050 senza ricorrere al nucleare, con cui integrare le intermittenti fonti rinnovabili; l’IEA (International Energy Agency) ha documentato la necessità di raddoppiare la potenza installata nel mondo di nucleare entro il 2050 per rispettare gli obiettivi climatici; il JRC della Commissione europea ha certificato che il nucleare è ecosostenibile e sicuro come o più delle tecnologie rinnovabili. L’Italia, sotto questo aspetto, è ancora bloccata dall’emotività che ha caratterizzato i referendum del 1987 e del 2011. È lei favorevole al ritorno dell’Italia al nucleare? Come eventualmente intende impegnarsi affinché ciò avvenga?
6 – DIRITTI CIVILI
L’estate 2021 è stata caratterizzata dalla grandissima partecipazione popolare alla raccolta firme per i referendum Eutanasia Legale e Cannabis Legale, che hanno raccolto 1 milione e 200 mila firme il primo e 600 mila firme (in poche settimane) il secondo: nonostante la bocciatura da parte della Corte Costituzionale, i sondaggi indicano che la maggioranza della popolazione è a favore di tali temi. Allo stesso tempo, il dibattito sul Ddl Zan ha oscurato l’impegno di molte associazioni a favore dei diritti LGBTQ+, in primis matrimonio egualitario, adozioni e gestazione per altri. È lei a favore di una legislazione che garantisca i diritti civili oggi negati nel nostro paese? Come eventualmente intende muoversi per superare il disinteresse dei partiti e l’inattività del Parlamento?
Ci auguriamo che il nostro appello ai candidati del collegio di Lecco non resti inascoltato. Tutti – dai semplici cittadini alla stampa locale, passando per i candidati stessi – abbiamo una responsabilità e possiamo giocare un ruolo per far sì che la politica si occupi di temi concreti. Speriamo che non sia l’ennesima occasione persa.
Nei giorni scorsi, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i referendum Eutanasia Legale e Cannabis Legale: nonostante l’elevato numero di firme raccolte (1 milione e 200mila per l’eutanasia e 600mila in un solo mese per la cannabis), gli italiani non potranno votare su questi due temi. Essendosi la nostra associazione spesa in prima persona per la raccolta firme, contribuendo alle quasi 10mila raccolte in Provincia di Lecco, ci sentiamo in dovere di spiegare cosa è accaduto e, soprattutto, perché consideriamo la decisione ingiustificabile e a tratti quasi vergognosa.
Durante le negoziazioni che hanno portato all’adozione del Next Generation EU sono emerse le posizioni di quelli che nel dibattito pubblico sono stati definiti “i paesi frugali”. Si tratta di un gruppo composto da quattro Stati, precisamente Olanda, Danimarca, Svezia e Austria, ai quali lo scorso anno si è aggiunta la Finlandia, noti per le loro idee piuttosto restrittive in tema di politiche fiscali, per la difesa dei cosiddetti rebates (ossia i meccanismi di correzione dei contributi al bilancio dell’UE a favore di determinati paesi istituiti dal Consiglio di Fontainebleau del 1984) e per l’opposizione agli schemi di redistribuzione e di debito comune europei.
Discontinuità. È uno dei vocaboli più in voga da quanto Mario Draghi è stato eletto Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma dove è maggiormente necessario che l’esecutivo apporti un cambio di passo? Siamo sicuri che Di Maio e Tridico non saranno d’accordo con noi, ma la discontinuità dell’agenda Draghi non può che partire dal Reddito di cittadinanza. Perché no, “NON abbiamo abolito la povertà”, e quando il divieto dei licenziamenti verrà sospeso rischiamo di trovarci di fronte a una vera è propria bomba sociale. Ma in fondo la parola “discontinuità” rischia di essere riduttiva, laddove è invece necessario un reale cambio di paradigma, il quale non può che avvenire tramite l’adozione di politiche pubbliche la cui concezione è diametralmente opposta a quelle precedenti. Per questo il Reddito di cittadinanza così come concepito dai discepoli di Rousseau dovrà fare spazio alle Politiche attive per il lavoro.
Il Recovery Fund (di cui abbiamo scritto una breve guida introduttiva che potete leggere 
Il tema del Recovery Fund si appresta ad essere tra i più importanti di tutta l’agenda europea dell’anno corrente. Tradotto in lingua italiana con il termine “Fondo di recupero”, esso è uno dei più noti e discussi strumenti europei ideato per porre un freno alla crisi economica generata dal Sars-CoV-2. Per meglio comprenderne la genesi, nonché i meccanismi di funzionamento, occorre fare un passo indietro.
Il
Semplificare. Lo abbiamo sentito ripetere così spesso che, ormai, sembra aver perso qualsiasi significato reale: la lotta alla burocrazia, infatti, sebbene considerata a parole una priorità da tutti i governi succedutisi negli anni recenti, è sempre rimasta solo sulla carta. Ma cos’è la burocrazia? Nel suo libro “I Sette peccati capitali dell’economia italiana” (Feltrinelli, 2018), Carlo Cottarelli scrive che «esiste una piccola e una grande burocrazia. La piccola burocrazia è quella con cui ci scontriamo tutti i giorni: il modulo difficile da compilare, la coda all’Agenzia delle Entrate, e così via. La grande burocrazia è invece la ragnatela di leggi, norme, regolamenti che avvolge l’Italia e che ostacola il buon funzionamento dell’economia».
Capita frequentemente, in questi giorni, di interrogarsi su quello che sarà il futuro dell’economia reale nei prossimi mesi. Così come accade sovente che i politici forniscano le proprie ricette, le quali spesso menzionano la necessità di sostenere e alimentare la domanda – riferendosi tendenzialmente alla domanda interna –. Tale dibattito ha in realtà il pregio di sollevare un quesito fondamentale: la diffusione del COVID-19, e il lockdown imposto al fine di contrastare la riproduzione epidemica del virus hanno generato uno shock di domanda o uno shock di offerta? Comprendere la natura dello shock risulta infatti imprescindibile al fine di delineare le risposte che devono pervenire dalla politica, in quanto, di norma, uno shock di domanda introduce una spirale deflazionaria, mentre uno shock di offerta contribuisce a generare una situazione inflazionaria.
Lasciamo stare gli zoppi tentativi del governo di regolare le relazioni affettive dei cittadini. Abbiamo già avuto modo di criticare la sciagurata scelta di fissare un prezzo calmierato per le mascherine. Concentriamoci invece su quello che sarà il futuro che ci troveremo davanti. Due fattori suscitano una particolare preoccupazione: gli appelli volti a un ripensamento di quello che è il mondo del lavoro e delle relazioni sociali e Mariana Mazzucato. Le due cose sono tra di loro interconnesse.