Appello. La risposta di Galimberti (M5S) e le nostre repliche.

A seguire la riposta al nostro appello del candidato del Movimento 5 Stelle Giovanni Galimberti, comprensiva di nostre repliche e valutazione delle risposte. Qui è possibile leggere il testo completo del nostro appello. Sono disponibili anche le risposte degli altri candidati: qui la risposta di Maurizio Lupi (CDX) e le nostre repliche; qui la risposta di Laura Bartesaghi (CSX) e le nostre repliche; qui la risposta di Stefano Motta (Terzo Polo) e le nostre repliche.

1 – CONTI PUBBLICI
Bisogna sganciare le politiche espansive dall’emissione di nuovo debito, ciò è possibile -ed è stato dimostrato- attraverso l’emissione di crediti fiscali; quando si sostengono attraverso crediti fiscali i settori ad elevato coefficiente moltiplicatore, come l’edilizia, possiamo generare maggior gettito fiscale rispetto a quanto immesso, in tal modo rendiamo finanziariamente sostenibile il sistema.
Non deve esserci nessun taglio alla spesa pubblica quando questo significa taglio ai servizi pubblici, che vorremmo invece potenziare ed ampliare; perseguiremo piuttosto l’efficientamento dei servizi sostenuti dalla spesa pubblica. Bisogna inoltre considerare una delle piaghe che mina la stabilità dei nostri conti pubblici, del nostro sistema di welfare e dei servizi pubblici: il lavoro irregolare, che interessa il 12,5% dei lavoratori (si stimano circa 3,5 milioni di lavoratori in nero o irregolari) un dato a cui si sommano gli oltre 100 miliardi di evasione fiscale totale all’anno. Questa piaga va affrontata con decisione, e va abbattuta utilizzando le migliori tecnologie di incrocio dati che recentemente hanno visto uno sviluppo straordinario. Le principali PA ed enti pubblici interessati (Agenzia delle entrate, INPS, INAIL, INL, Guardia di Finanza e altre forze dell’ordine) saranno chiamate a fornire una strategia di contrasto all’evasione fiscale, basata sulle nuove piattaforme e l’incrocio e la interoperabilità dei dati, affiancata da una strategia di repressione imponente, e da una forte stretta sulle pene legate all’evasione. L’evasione contributiva stimata a causa del lavoro sommerso si aggira intorno ai 12 miliardi di euro e l’effetto negativo sulle minori entrate non è l’unico impatto rilevante; interverremo con politiche per il contrasto al lavoro sommerso, realizzando una piattaforma nazionale di dialogo automatico tra i sistemi di vigilanza documentale, vigilanza ispettiva, recupero crediti, gestione contributiva con lo scopo di ampliare, anche attraverso l’intelligenza artificiale, le catene di blockchain, i data mining e il machine learning, le analisi sulla solvibilità e l’affidabilità delle aziende e rendere più celeri le operazioni di riscossione prevenendo il deterioramento dei crediti.
Proponiamo l’introduzione dei Conti Correnti Fiscali, su cui far circolare liberamente i crediti d’imposta analoghi al Superbonus 110%, eliminando tutti i vincoli introdotti dal Governo Draghi, che hanno messo a rischio migliaia di imprese virtuose che avevano creduto nello Stato; saranno uno strumento utile per finanziare la spesa pubblica e realizzare investimenti senza la necessità di emettere titoli del debito pubblico, senza pagare interessi, ma semplicemente riconoscendo crediti d’imposta non pagabili, cedibili e liberamente scambiabili tra i soggetti residenti. Inoltre, può essere utilizzato per sostenere famiglie ed imprese per l’aumento del costo di energia e materie prime.
Da sottolineare che il nostro bilancio è sotto pressione anche a causa degli interessi sul debito che crescono anche a causa dello spread che durante i Governi Conte 1 e 2 è rimasto a livelli molto inferiori rispetto a quelli del Governo Draghi. Vi è peraltro l’altra faccia “buona” del debito pubblico italiano: è risparmio privato, detenuto da famiglie direttamente o indirettamente attraverso banche, assicurazioni, poste, società di gestione del risparmio. Il problema nasce quando si lascia in balìa del mercato e della speculazione il debito pubblico.
Un inciso estratto dal preambolo del nostro programma: “Occorre anche liberarsi dall’ossessione del debito, che cresce in tutte le nazioni al mondo, nessuna esclusa, e che condiziona e orienta le scelte politiche. Esattamente come la crescita del PIL, deficit e debito non sono certo obiettivi in sé, ma solo strumenti di politica economica, da attivare unicamente in funzione del vero obiettivo, quello del benessere e della prosperità. Parallelamente servono nuovi strumenti in grado di finanziare la spesa pubblica, senza aumentare il debito verso l’esterno, privilegiando forme di autofinanziamento interno.”

LA NOSTRA REPLICA. Il candidato ha eluso brillantemente la domanda: di fronte alla richiesta di specificare come ci si intende impegnare per ridurre deficit e debito, ha risposto occupandosi semplicemente di come finanziare politiche espansive senza emettere nuovo debito (quindi senza ridurre lo stock esistente) e di come riqualificare la spesa per servizi pubblici (quindi non riducendo l’ammontare complessivo della spesa pubblica). Il motivo è abbastanza semplice: il programma del Movimento 5 Stelle prevede un totale di costi calcolabili pari a 106 miliardi, a fonte di soli 2,6 di coperture derivanti da tagli alle spese militari (che peraltro ci metterebbero in violazione del Trattato Atlantico).
Due ulteriori note rispetto a quanto altresì affermato: (1) I crediti fiscali – che si traducono in una riduzione di imposte per l’erario – non servono per finanziare la spesa, ma viceversa per eroderne le coperture: il recente rapporto Ance sul Superbonus ha infatti certificato che, a fronte di 38,7 miliardi di euro di detrazioni maturate, i ritorni nelle casse dello stato sono stati pari a 18,2 miliardi; dunque nessun “coefficiente moltiplicatore” bensì un coefficiente divisore, senza considerare poi gli effetti distorsivi, iniqui e inflazionistici della misura. (2) In merito alla questione spread, urge ricordare che esso si attestava a 132 nella settimana precedente le elezioni 2018 vinte dal Movimento 5 Stelle, per poi crescere oltre i 300 sul finire dell’anno, in corrispondenza delle discussioni sui “Piani B” del quasi-ministro gialloverde Savona e delle celebrazioni dal balcone per l’”abolizione della povertà” ottenuta aumentando il deficit. Se si vuole ridurre l’impatto che spread e costo degli interessi hanno sul bilancio pubblico vi è un’unica soluzione ed è ridurre l’attuale livello del debito. Dal M5S e dal suo candidato, nessuna indicazione sul come farlo.
VALUTAZIONE: SEMAFORO ROSSO

2 – PENSIONI
In risposta alla prima domanda “Intende lei impegnarsi affinché il sistema pensionistico non venga ulteriormente utilizzato per fini elettorali ai danni delle future generazioni?”, faccio presente che nella campagna elettorale il M5S non sta strumentalizzando il tema delle pensioni, come invece stanno facendo altre forze politiche che propongono ricette liberiste nei propri programmi e promettono “il bengodi” ai pensionati. Impegnarmi per evitare che il tema delle pensioni non venga strumentalizzato? Non saprei come evitare che le altre forze politiche in futuro facciano campagna elettorale sul tema delle pensioni, se non risolvendo questa importante questione con le nostre proposte descritte nel programma.
Per quanto riguarda le future pensioni dei giovani, dobbiamo prendere in considerazione che secondo il Censis ci sono 5,7 milioni di giovani precari, NEET e working poor che rischiano di avere nel 2050 pensioni sotto la soglia di povertà. Noi proponiamo un intervento che consenta di riscattare gratuitamente gli anni della formazione, sul modello tedesco; l’introduzione di una pensione di garanzia soprattutto per i giovani assunti dopo il 1996 che tenga in considerazione sia i contributi versati ma anche quelli figurativi calcolati sulla base della disoccupazione involontaria o della minor contribuzione dovuta a stipendi troppo bassi. Sarà necessario riconoscere un giusto trattamento economico anche per i tirocini curricolari e relativi contributi figurativi ai fini pensionistici. Proponiamo di garantire ai giovani lavoratori precari che hanno contratti ad intermittenza di poter versare i contributi volontari, per un totale massimo dei mesi lavorati.
Proponiamo inoltre la creazione di un fondo pubblico gestito dall’INPS, per una previdenza complementare pubblica, ampiamente descritto al punto 4.3.2 del nostro programma.

LA NOSTRA REPLICA. Il candidato sostiene che il Movimento 5 Stelle non starebbe strumentalizzando il tema delle pensioni. Il programma, però, dice altro e afferma che è necessario “evitare il ritorno della Fornero”, esattamente come le altre forze politiche. Ci si domanda poi in quale universo le ricette che promettono il “bengodi” ai pensionati sarebbero liberistiche: le poche associazioni liberiste di questo paese da anni si battono affinché il sistema pensionistico sia messo in sicurezza, opponendosi con forza ad ulteriori aumenti della spesa pubblica in pensioni.
Alcune delle ricette proposte, inoltre, contribuirebbero ad aggravare l’insostenibilità del sistema: in un sistema a ripartizione – ossia un sistema dove i contributi versati dai lavoratori sono immediatamente spesi per pagare le pensioni in essere e non accantonati a montante contributivo – il riscatto gratuito degli anni di laurea peserebbe ulteriormente sull’equilibrio dei conti pensionistici, andando ad incrementarne la spesa (che è già la più alta in Europa dopo quella della Grecia) e riducendone una fonte di entrata. E a sostenerlo è un’associazione come la nostra fondata da 4 laureati under 30 che avrebbero tutto l’interesse personale affinché una misura del genere fosse approvata.
VALUTAZIONE: SEMAFORO ROSSO

3 – LIBERALIZZAZIONI
Che le liberalizzazioni portino a risolvere il problema dei prezzi è un mito che trova poco riscontro nella realtà, spesso e volentieri invece liberalizzare aiuta la formazione di cartelli e trust o mercati speculativi che gravano molto sulle tasche dei Cittadini e dello Stato (vedesi prezzi di metano e benzina). Vanno bene il libero mercato e la concorrenza in settori non strategici o non essenziali per il cittadino, ma controllo statale ferreo nei servizi base come sanità, acqua, infrastrutture, energia, telecomunicazioni ecc… (infrastrutture, energia e telecomunicazione devono essere statali anche per quanto riguarda la difesa della nazione, contro eventuali ingerenze esterne).
LA NOSTRA REPLICA. Il “mito” della riduzione dei prezzi derivante da liberalizzazioni è facilmente verificabile chiedendo a chi è vissuto prima degli anni ’90 – ossia prima della liberalizzazione dei mercati chiesta dall’Unione Europea – quanto costasse un volo aereo o una linea telefonica fissa (priva peraltro dei servizi aggiuntivi come la connessione internet di cui godiamo oggi ad un prezzo inferiore). Ma non è nemmeno necessario ricorrere alla storia, basta verificare le bollette: come ha documentato l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica, tra inizio 2021 e inizio 2022 i prezzi sul mercato libero sono cresciuti del 23%, mentre per i clienti rimasti sotto l’ombrello dello Stato (in quella che viene definita “maggior tutela”) sono raddoppiati.
Ci si domanda, inoltre, con quali criteri dovrebbe essere stabilito quali sono i settori strategici e quali invece quelli non essenziali per il cittadino e chi dovrebbe farlo. La definizione di “strategico” è, infatti, altamente opinabile: come ci ha ricordato Alberto Saravalle durante il nostro evento intitolato “Come peggiorare la crisi” di inizio 2021, in Francia persino lo yogurt era considerato strategico per impedire l’acquisizione di Danone da parte di un gruppo estero.
VALUTAZIONE: SEMAFORO ROSSO

4 – AUTONOMIA REGIONALE
Non ero a favore dell’iniziativa politica di portare i cittadini lombardi a referendum per chiedere maggiore autonomia da parte della Regione Lombardia; le mie ragioni erano due: (1) già oggi Regione Lombardia può usufruire di autonomia, che però non sfrutta o peggio ancora sfrutta male, mi riferisco ad esempio alla prevenzione sanitaria, alla sicurezza sul lavoro, alle politiche attive del lavoro, al sostegno alle imprese e alla loro transizione ecologica (Finlombarda sotto-utilizzata), alle politiche sui rifiuti; (2) il referendum è stato inutile, si è trattato di un voto consultivo politicizzato, la Giunta chiedeva agli elettori una sorta di mandato politico per intavolare una discussione con il Governo, ma non era necessario, questa possibilità è già prevista e non è necessaria una investitura popolare; ad esempio l’Emilia Romagna ha semplicemente votato in seno al Consiglio Regionale una risoluzione -con formule sostanzialmente diverse- per richiedere maggiori autonomie. I Presidenti di Lombardia e Veneto, Maroni e Zaia, promosso il referendum per cercare una sorta di accompagnamento da parte dei cittadini, pratica che tra le altre cose non è prevista dalle nostra Carta costituzionale. Non possiamo dimenticare che alcuni politici di maggioranza in regione, hanno incalzato i cittadini parlando non di autonomia, ma anche di “statuto speciale” per la Regione, una bufala incostituzionale.
Il risultato del referendum e della vittoria del sì, è sotto gli occhi di tutti: nessuno. Ai Veneti è costato 14 milioni di euro, a noi Lombardi quasi 50 milioni di euro, i costi sono superiori a quelli del Veneto a causa dell’acquisto di 24mila tablet utilizzati per le procedure di voto elettronico, dispositivi che dopo il referendum sono stati donati alle scuole, ma sono inutilizzati perché non è possibile modificare il sistema operativo -soldi buttati e di fatto i tablet ora sono dei rifiuti elettronici-. Solo per l’acquisto dei tablet e dei software relativi, la Lombardia ha speso 23 milioni. Altri 24 milioni sono serviti per pagare gli scrutatori e garantire il resto delle operazioni, mentre altri 1,6 milioni di euro sono stati spesi per la campagna elettorale. Per avere un termine di paragone, 50 milioni di euro è più o meno quello che ha speso la Regione fra il 2017 e il 2019 per finanziare le tariffe agevolate del trasporto pubblico.
Nel nostro programma, in in merito all’autonomia differenziata, la posizione è chiara: nessuna nuova funzione potrà essere delegata alle Regioni se prima non si siano definiti, con le adeguate coperture, i Livelli Essenziali delle Prestazioni. Dovrà comunque essere il Parlamento a definire le regole d’ingaggio con una legge quadro che tenga in massima considerazione le varie commissioni parlamentari coinvolte. Prevediamo di completare la riforma del federalismo fiscale e la riforma degli enti di area vasta con particolare attenzione alle funzioni e alle competenze.
Per quanto riguarda invece la tutela della salute, proponiamo la revisione del Titolo V della Parte Seconda della Costituzione, con riguardo al riparto delle competenze tra Stato e Regioni per riassegnare la salute alla competenza esclusiva dello Stato. La sanità pubblica deve essere liberata dalle interferenze della politica, in particolare per quanto riguarda la nomina dei dirigenti sanitari: decenni di “gestione di partito” delle aziende sanitarie hanno portato alla riduzione di alcuni servizi essenziali, a una cattiva organizzazione nell’erogazione delle prestazioni e ciò ha spostato l’equilibrio in favore della sanità privata; tutti i cittadini lombardi hanno provato sulla propria pelle la difficoltà nell’accedere al servizio pubblico e sono stati costretti a rivolgersi alla sanità privata, bisogna rilanciare un modello di assistenza sanitaria, sociosanitaria e socioassistenziale prevalentemente pubblica. Per fare ciò riteniamo indispensabile riformare il Titolo V della Costituzione, per riportare la salute alla gestione diretta dello Stato, così da azzerare le attuali disfunzioni dei 20 sistemi regionali, che sono fortemente emerse durante la pandemia.

LA NOSTRA REPLICA. Anche in questo caso, il candidato fa una lunga premessa (a tratti condivisibile) sui costi del referendum, sulla politicizzazione dello stesso e sulla necessità di stabilire Livelli Essenziali delle Prestazioni, ma non risponde chiaramente alla domanda: siccome è ovvio che la concessione di maggiore autonomia debba passare attraverso una legge del Parlamento, in qualità di parlamentare sarebbe disposto a votarla? E se si verificasse nuovamente il disinteresse mostrato negli ultimi cinque anni, sarebbe pronto a fare fronte comune con deputati lombardi di altri partiti per ottenerne la discussione? Il “completamento del federalismo fiscale” passerebbe, nelle intenzioni del M5S, da una riforma costituzionale che dia vera autonomia in quel campo alle Regioni?
Rileviamo inoltre un controsenso logico: bene che ci si scagli contro le nomine politiche nei servizi pubblici come la sanità, ma ciò è in controtendenza con l’opposizione alle liberalizzazioni. Finché tali servizi saranno nelle mani della politica, le nomine saranno politiche; e trasferirne la competenza dalle Regioni allo Stato (oltre a provocare un appiattimento verso il basso del livello qualitativo dei servizi) avrebbe come unico risultato di rendere i dirigenti espressione del partito che detiene le redini del governo centrale anziché di quelli che controllano le Regioni.
VALUTAZIONE: SEMAFORO ROSSO

5 – NUCLEARE
Siamo assolutamente concordi sulla necessità di aprire un dibattito ampio e privo di preconcetti riguardo il futuro energetico del nostro Paese. Non concordiamo però su molti assunti di questo quesito: L’energia rinnovabile è discontinua, solo se presa puntualmente, ma se analizzata in smart grid, ovvero in reti, l’energia rinnovabile è continua e immagazzinabile (grazie a batterie, idroelettrico, idrogeno). Inoltre un recente studio dell’istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici, che analizza le pubblicazioni scientifiche degli ultimi 20 anni inerenti alla possibilità di produzione energetica totalmente green conclude che è possibile, entro il 2050 arrivare ad una produzione energetica 100% rinnovabile.
Il M5S si oppone senza riserve al nucleare come mezzo di produzione dell’energia: si tratta di un modello pericoloso, costoso e con controindicazioni importanti dal punto di vista ambientale, che non può avere spazio nella transizione energetica verde. Purtroppo, in un voto controverso il 06 luglio 2022 il Parlamento Europeo ha respinto la proposta di rigettare l’atto delegato della Commissione che includeva nella tassonomia degli investimenti verdi il gas e l’energia nucleare: pertanto, alcuni investimenti inerenti la produzione di energia attraverso il nucleare o il gas saranno definiti come sostenibili e potranno ricevere agevolazioni, favorendo quegli Stati che più di altri utilizzano il nucleare, come la Francia, o che basano il loro processo di transizione sul gas, come la Germania. Abbiamo combattuto contro questa proposta della Commissione e continueremo a opporci a ogni iniziativa di greenwashing che tenti di far rientrare fonti energetiche non green e sostenibili come nucleare e gas nella tassonomia verde, poiché riteniamo che la proposta approvata sia un vero e proprio tradimento degli intenti europei di compiere una transizione energetica sostenibile.

LA NOSTRA REPLICA. L’ipotesi di raggiungere una produzione di energia al 100% da fonti rinnovabili è un’illusione utopistica: nessun paese al mondo, se non quelli che possono contare su un elevatissimo apporto dell’idroelettrico (che l’Italia sta già sfruttando al suo massimo potenziale), si avvicina a tale soglia. Anzi, i paesi che hanno deciso di non ricorrere al nucleare e puntare solo sulle rinnovabili oggi si ritrovano in totale controtendenza con gli obiettivi di decarbonizzazione. Ciò è verificabile in tempo reale sul sito app.electricitymaps.com: nel momento in cui stiamo scrivendo questa risposta (le ore 12.00 del 15/09), la Germania emette 375 grammi di CO2 equivalente per kWh, mentre la Francia 120 grazie al nucleare che rappresenta oltre il 50% del totale; tali numeri, inoltre, restano stabili per la Francia mentre sfondano quota 450 per la Germania quando, nelle ore serali e notturne, il fotovoltaico non produce energia.
Le argomentazioni secondo cui il nucleare sarebbe un modello “pericoloso, costoso, e con controindicazioni importanti dal punto di vista ambientale” sono facilmente smentibili: (1) Il nucleare causa 0.03 morti per TWh di elettricità, un numero paragonabile a quello del solare (0.02) e dell’eolico (0.04) e decisamente inferiore all’idroelettrico (1.3). (2) Il costo del nucleare è inferiore a quello necessario per sistemi di immagazzinamento dell’energia prodotta da rinnovabili che consentano di arrivare al famigerato 100% (100 TWh ora di batterie ai prezzi attuali avrebbero un costo di circa 25.000 miliardi, cioè circa 17 volte il nostro PIL), per non parlare degli oltre 10 miliardi all’anno che già spendiamo in incentivi alle rinnovabili. (3) Si rimanda al già citato JRC della Commissione Europea, che ha certificato che il nucleare è ecosostenibile come le tecnologie rinnovabili.
VALUTAZIONE: SEMAFORO ROSSO

6 – DIRITTI CIVILI
Siamo a favore dell’introduzione di Leggi che possano garantire i diritti civili a tutte le persone, lo strumento per superare l’immobilismo parlamentare su queste ed altre questioni è IL VOTO! Basta non votare le forze politiche retrograde, conservatrici e troglodite. Serve votare #DallaParteGiusta.
LA NOSTRA REPLICA. Sui diritti civili, siamo certi della bontà dell’impegno. Il Movimento 5 Stelle a Lecco si è speso molto l’anno scorso per il Referendum Eutanasia Legale, sia organizzando tavoli di raccolta firme in proprio sia mettendo a disposizione il consigliere regionale Raffaele Erba come autenticatore ai gazebo del comitato di cui abbiamo fatto parte. Speriamo che a tale dichiarazione di intenti segua un’effettiva azione legislativa in Parlamento, che è mancata quando nel corso del governo giallorosso vi erano teoricamente le condizioni per “affondare il colpo”.
VALUTAZIONE: SEMAFORO VERDE

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