Dopo la lettera pervenuta, in via del tutto eccezionale, al ministro Tria dalla Commissione Europea, ora l’Italia deve cominciare a pensare alla diplomazia. Se è vero che il tema in questione è squisitamente tecnico, il governo gialloverde, per evitare lo spettro di una procedura di infrazione che potrebbe avere ricadute pesantissime, dovrà concentrare le sue forze nel negoziato politico.
Infatti, seppur la procedura di infrazione sia una misura che colpisce il paese che ne è destinatario, è altrettanto vero che sarebbe piuttosto ingenuo credere che una decisione di questo tipo possa non avere ripercussioni sull’Unione Europea stessa. In particolar modo, verosimilmente parte rilevante dei negoziati tra Roma e Bruxelles si svolgerà nel periodo utile per eleggere i vertici dell’Unione che mai come quest’anno, specialmente per quanto riguarda il capo dell’esecutivo, sono intrappolati in un clima di incertezza.
Certamente l’Italia avrà un ruolo importante all’interno dell’Unione Europea e va da sé che sarà in grado di esercitare un’influenza non trascurabile nelle dinamiche delle nomine dei vertici della “nuova” Unione Europea e, allo stesso tempo, ha necessità di alleati per affrontare un periodo di forte tensione dal punto di vista della disciplina di bilancio.
Ma quali Paesi potrebbero entrare in queste relazioni diplomatiche? Come scrive Dino Pesole sul Sole24ore sarà difficile attendersi particolari sponde dai paesi sovranisti come l’Ungheria ma anche la stessa Austria, i quali si sono sempre dichiarati rigorosi sulla gestione dei conti pubblici italiani. Probabilmente, quindi – e non può essere una novità – saranno Francia e Germania, oltre che le forze politiche europeiste che andranno a costituire la maggioranza, i maggiori interlocutori.
Torna, quindi, un tema che non è nuovo: un governo caratterizzato da un originario atteggiamento di scontro nei confronti dell’Unione, non potendo godere di una vittoria “populista” (che probabilmente nemmeno loro si aspettavano) alle elezioni europee tale da sovvertire favorevolmente gli equilibri, dovrà dialogare necessariamente proprio con gli europeisti più tradizionali, i quali però, dalla loro, sono indeboliti e frammentati.
Certamente, per evitare la procedura di infrazione, non basta il dialogo politico ma sono necessari anche segnali forti da un punto di vista della gestione del disavanzo, campo in cui ci sarà necessariamente meno flessibilità rispetto ai periodi passati. Nonostante ciò, le regole europee hanno dimostrato di avere una certa flessibilità e il rallentamento del PIL dell’Eurozona potrebbe essere in questo senso un elemento importante. Tutti questi discorsi avranno senso se il governo gialloverde riuscirà ad aggiungere un elemento importante alla lista delle sue attività che fino ad oggi non è pervenuto: la diplomazia.