La notizia che ha tenuto banco la scorsa settimana, oltre all’approvazione del Documento di Economia e Finanza 2019, riguarda il dato sulla produzione industriale: secondo il comunicato Istat diffuso il 10 aprile, si stima che a febbraio l’indice destagionalizzato della produzione industriale sia aumentato dello 0,8% rispetto al mese precedente; tale crescita si aggiunge a quella di gennaio, quando si era registrato un +1,7% rispetto a dicembre 2018.
Ma cosa significa tutto questo? È dovuto al fatto che «le politiche del governo cominciano a produrre effetti», come afferma il deputato del Movimento 5 Stelle Raphael Raduzzi? Ebbene, con grande sorpresa, la realtà è diversa da come viene descritta dagli apologeti del governo gialloverde. Il motivo – che è tecnico ma cercheremo, con un esempio, di spiegarlo in maniera semplice – lo ha spiegato sabato mattina Mario Seminerio a “I conti della belva” su Radio24.
Dovete sapere che non tutto ciò che viene prodotto è poi venduto, e non tutto ciò che viene venduto è poi consumato da chi lo ha comprato. Esistono, infatti, le scorte. Cosa è accaduto negli ultimi mesi del 2018? Si è verificata una forte contrazione della produzione industriale dovuta al decumulo di scorte a fini prudenziali. Ossia: siccome tirava una brutta aria, le imprese hanno preferito frenare la produzione e ridurre le proprie scorte, per evitare che rimanessero inutilizzate. Ora, dopo averle ridotte ad una quantità minima, le imprese hanno ricominciato a produrre per ricostituirle (quel che in inglese viene definito restocking): ciò spiega la crescita della produzione industriale.
Facciamo un esempio banale ma utile per capire meglio la cosa. Poniamo che il Signor Carlo ogni settimana vada a fare la spesa e compri una quantità di cibo ben superiore a quella che è in grado di consumare nell’arco di sette giorni. Ad un certo punto, si ritroverà con il frigorifero pieno e il rischio che una parte di ciò che ha comprato vada a male. Quindi dice: «Sai che c’è? Ora per un mese non vado più al supermercato e consumo tutto ciò che ho nel frigo»: la sua spesa si ridurrà al minimo indispensabile per comprare cose come il pane fresco (e ciò è quello che, tornando dalla spesa del Signor Carlo alla produzione industriale, Seminerio ha chiamato “riduzione per decumulo di scorte a fini prudenziali”). Terminato il mese ed esaurite le scorte di cibo presenti in frigorifero, Carlo tornerà al supermercato: la sua spesa, rispetto al mese precedente, ovviamente aumenterà. Ciò significa che la sua situazione è migliorata? Sta meglio? Ha aumentato la sua spesa perché il suo reddito è aumentato? No, ed è esattamente quel che sta succedendo con la produzione industriale: non è aumentata perché l’economia va meglio (tantomeno per le politiche del governo, la cui efficacia è smentita dal governo stesso nel DEF, come abbiamo scritto qui), ma come fisiologica conseguenza della riduzione delle scorte verificatasi a fine 2018.