L’Europa e l’estrema destra – Parte II.

L'Europa e l'estrema destra - parte II.PNGCome già scritto nella Parte I, i partiti europei di estrema destra presentano caratteristiche comuni ma anche peculiarità differenti fra loro: all’interno di questo universo politico, infatti, vi sono formazioni politiche molto diverse.
Alla destra più radicale di questo scacchiere politico vi sono le formazioni dichiaratamente naziste o fasciste. Tra questi figurano il partito tedesco Afd – che, per quanto possa sembrare assurdo, nel corso dell’ultima tornata elettorale ha riscosso notevole successo nella regione orientale dello stato tedesco, dove il numero dei tanto detestati migranti è inferiore rispetto al resto del Paese – i partiti italiani Forza Nuova e Fronte sociale nazionale, la spagnola Democrazia nazionale, il Partito nazionale britannico, il Fronte ellenico in Grecia, l’ungherese Partito della giustizia e della vita ed infine il partito fiammingo Vlaams Blok. Altri partiti hanno invece abbandonato, almeno a livello teorico ed ideologico, l’esaltazione politica dei valori storicamente nazifascisti e si sono mossi nella direzione di una sorta di socialismo di destra, con tratti fortemente anti-liberali ed anti-liberisti. In questo secondo raggruppamento figurano partiti quali il francese Fronte nazionale, guidato da Marine Le Pen, e l’Fpö (Partito della Libertà Austriaco).
Negli ultimi anni, inoltre, sono stati fondati movimenti e partiti di tal genere nell’Europa centro settentrionale. Essi uniscono idee populiste (nazionalismo, localismo, anti-europeismo) a sentimenti di odio nei confronti degli immigrati, il tutto in un quadro di consensi verso ideali fascisti, come “Per un’Olanda vivibile”, il Partito del popolo danese, il Partito norvegese del progresso e il Partito del popolo svizzero.
Vi sono poi i partiti dell’Est Europa, regione posta un tempo sotto il cosiddetto blocco sovietico, dove, ironia della sorte, oggi la connotazione ultranazionalista sembra essere nettamente prevalente: vedasi, ad esempio, il Partito della Grande Romania, il Partito nazionalista slovacco, il Partito della destra croata ed il Partito radicale serbo.
Ma in tutto questo non trovano spazio solo sentimenti xenofobi e razzisti: una posizione comune nei partiti di estrema destra, salvo qualche rara eccezione che riguarda però partiti di Stati che non fanno parte dell’Unione Europea (come i movimenti dell’estrema destra russa) è la netta opposizione agli organismi comunitari. Totale rifiuto, quindi, per una maggiore integrazione e per la moneta comune. L’estrema destra predica e vuole fortemente la prevalenza dello stato nazione sui vari organismi comunitari.
Riassumendo, il quadro che si delinea, a livello geografico, è il seguente: a nord del vecchio continente si fanno sempre più forti i partiti estremisti della penisola scandinava. A sud dell’Europa, in Grecia, la situazione non è differente. A est, in Ungheria, in Slovacchia e in Romania, veri e propri partiti fascisti godono da sempre di un certo seguito, accentuatasi dopo il crollo del blocco comunista e in seguito alla fine della Guerra Fredda. A ovest, per finire, l’estrema destra assume forme meno evidenti. Si assiste a un grande rinnovamento della destra legato all’identità, con la creazione di una nuova generazione di partiti di destra radicale.
Pur di ottenere seggi in Parlamento o un sempre maggior numeri di consensi, i leader di questi partiti fanno di tutto per non risultare ed essere definiti estremisti, e per rimanere all’interno del gioco politico democratico. Si preferisce la democrazia diretta a quella rappresentativa, si denuncia la distanza delle élite dalla realtà, la loro chiusura mentale nonché la loro corruzione. Il popolo – affermano le destre – sa quello che le élite non sanno o fingono di non sapere, e Bruxelles è vista come il covo delle classi agiate.
E proprio la tanto odiata Unione Europea può essere vista come uno dei principali motivi del crescente successo dell’estremismo di destra in Europa. Chi vota estrema destra vota contro il processo di costruzione dell’organo sovranazionale europeo, esprimendo disgusto anche nei confronti del modello economico che essa ha proposto.
Le ragioni che permettono di comprendere meglio questo odio nei confronti della comunità europea sono ancorate al concetto di etnia: oggi l’uso più diffuso del termine è quello con coloritura politica, nell’ottica in cui l’affermazione di etnicità corrisponde ad un progetto di matrice ideologica, che ha nella ricerca dell’autenticità il suo fine ultimo. Ciò che è percepito come autentico, infatti, ha insita una dimensione originaria, quasi primordiale, e che si lega alla tradizione: si vuole così rivendicare la propria autenticità etnica, la propria cultura autentica e delle origini, che, oggi come mai, sembra essere perduta per sempre. L’idea di perdita, di distacco dalle proprie origini presuppone un possibile recupero di esse, e costituisce una tematica ricorrente nella politica odierna. Invero, il concetto di autenticità serve a proteggere dal cambiamento. Esprime un bisogno di stabilità e di ordine dinnanzi alle sfide di un mondo anonimo e omologato. Il singolo individuo, per rifuggire dal suo anonimato, cerca conforto in un utopico ed impossibile ritorno alle origini.
Si arriva, in questo modo, al fondamentalismo politico e religioso, che sono i logici ed immediati risultati dell’ideologia politica che propaganda il ritorno alle origini perdute. Ciò che è improntato alla ricerca di una qualche radice, diventa, alla fine, radicalismo. Questo vale tanto per il fondamentalismo religioso quanto quello politico. E se alcuni atteggiamenti possono nascere in modo spontaneo, molti sono cavalcati e guidati da partiti o movimenti politici che hanno interiorizzato questo sentimento mediante il richiamo a quella che si potrebbe definire come una concezione astratta della cultura, pensata come qualcosa di immutabile ed eterno, estranea ad ogni processo evolutivo, ma solo passibile di influenze negative provenienti dal diverso.
Tutto torna, il cerchio si chiude e si completa. Perché “l’altro” odierno è lo straniero, colui che è etnicamente percepito come diverso, e dunque come un nemico.
E la difesa del cosiddetto mondo perduto e dei suoi valori tradizionali persuade tanto i vecchi quanto i giovani. L’Europa intera sprofonda sempre di più in una nuova crisi ideologica e culturale. E, in questo precipitare, i movimenti che fanno dell’identità, del nazionalismo, del radicalismo religioso, della paura del diverso, il loro credo e la loro bandiera politica, ottengono sempre più facili consensi.

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