Se si volge lo sguardo alla storia dell’umanità, dalla proverbiale alba dei tempi fino alla nostra epoca, l’aspetto più inquietante e sconvolgente pare essere costituito dal fatto che l’uomo abbia letteralmente demolito il mito machiavelliano della storia come maestra di vita. La storia non sembra essere riuscita ad insegnare nulla all’uomo, il quale – dopo interi secoli trascorsi nell’oblio più profondo generato da guerre, morte,distruzione, carestie e crisi di ogni sorta – continua, ancora oggi, a perseverare nei medesimi errori. Sarà pur vero che la storia non torna mai indietro, ma certamente essa può ripetersi, e come sul finire della Belle Epoque ottocentesca – quando il nuovo secolo gettò un’ombra di incertezze morali e mise in discussione i valori su cui da sempre si era poggiata la cultura occidentale – così oggigiorno l’Europa sta attraversando una nuova crisi, che mette a dura prova i suoi ideali.
La crisi che interessa oggi l’Europa non ha connotati esclusivamente economici, ma anche politici, sociali e filosofici. Si viaggia sempre di più, ma si studia e si comprende sempre meno la geografia e la geopolitica, problema, questo, che si riflette tanto sull’ elettorato quanto sulla classe dirigente. Il primo corre il rischio di votare per un partito di cui non consoce nemmeno il programma politico, la seconda rischia di compiere azioni o scelte scellerate, perché non è possibile governare a prescindere dalla comprensione del quadro geopolitico e storico del Paese di cui si è a capo. Ed è proprio in questo contesto che emerge un’analogia con l’Europa degli anni ’20 del 1900, poiché oggi come allora – anche se per motivi storici differenti e in un contesto radicalmente mutato – trovano terreno fertile movimenti o partiti che hanno fatto del radicalismo e del populismo il loro credo. Il manifestarsi di un nuovo sentimento nazionalista crea delle autentiche pulsioni disgregatrici sia entro la UE, sia all’interno degli stati nazionali, in cui prendono piede ideologie nazionaliste, antieuropeiste e spesso xenofobe, che trovano linfa vitale nel concetto di identità; un’identità profondamente collegata a una tradizione storico religiosa che assume tratti razzisti. Questo nuovo nazionalismo presenta innumerevoli sfaccettature, e rende l’Europa un autentico mosaico di forze politiche populiste, separatiste, xenofobe, antisemite, e addirittura dichiaratamente fasciste o neonaziste.
Il primo dato interessante è che questo fenomeno è presente in tutto il vecchio continente: pressoché ogni stato ha il suo partito o la sua forza politica di estrema destra. Dall’Italia alla penisola scandinava, dal Portogallo alla Russia, senza tralasciare l’Europa dell’est e la Grecia.
Non tutti i movimenti di estrema destra presentano però le stesse peculiarità: ad esempio, il Fronte Ellenico (Grecia), il Movimento Patriottico Popolare Finlandese e il Partito del Popolo Svizzero, non sono antisemiti, e addirittura il Partito del Popolo Svizzero non si dichiara neppure – almeno in via formale – una organizzazione politica nazionalista. Al contrario, vi sono partiti che sono apertamente antisemiti ma non necessariamente antieuropeisti, come il Partito Nazionalista Slovacco o il Partito della Grande Romania, o come il Fronte Nazionalista e Patriottico Russo, quest’ultimo anche in virtù del fatto che la Russia non è un Paese membro dell’Unione Europea.
D’altro canto va invece sottolineata l’esistenza di un nucleo duro di valori, ideologie e posizioni condivise e assunte da ognuno di questi partiti: in primo luogo il razzismo e la xenofobia, e più in generale una vera e propria avversione nei confronti del diverso, che spesso sfocia anche nell’omofobia; in secondo luogo il nazionalismo, etnico o meno, intriso di patriottismo e di una vera e propria cultura identitaria; in terzo luogo il concetto della nazionalità intesa come autentico vincolo di sangue. I partiti sopracitati che non si riconoscono in ognuno di questi elementi, sono solo pochissime eccezioni ad una regola che negli ultimi anni si è fatta sempre più ferrea nel mondo dell’estrema destra europea.
Questo coacervo di credenze ed elementi hanno la loro fonte nel principio di disuguaglianza presente nella filosofia nietzschiana, in base al quale gli uomini sono per natura diseguali e soltanto una civiltà che affonda le sue radici nel cristianesimo – con la cosiddetta morale del gregge – li ha resi ingiustamente uguali. La storia della moderna civiltà europea sembra dunque essere attraversata da una lotta tra principi antitetici (uguaglianza da un lato e disuguaglianza dall’altro) nonché dalle rispettive derive (omologazione e autoritarismo).
Si dice che ogni epoca abbia il suo fantasma. Per l’estrema destra odierna lo spettro da combattere è rappresentato dall’immigrato, dal clandestino, e da tutti coloro che migrano dal sud verso il nord del mondo, in fuga da scenari drammatici e in cerca di migliori condizioni di vita. Questo nuovo nemico funge anche da collante per tutti gli schieramenti della destra estremista che, per ottenere sempre maggiori consensi, si avvale di una tematica molto delicata, in merito alla quale sia la tradizionale destra cristiana sia la sinistra faticano a trovare una soluzione ragionevole.