Come cambia il concetto di cittadinanza.

Come cambia il concetto di cittadinanzaIl mutamento del concetto di Stato, occorso durante il ‘900, ha indubbiamente avuto una ricaduta sul concetto di cittadinanza stesso. Lo Stato non occupa più solamente un ruolo passivo nella tutela delle libertà dei propri sudditi, ma partecipa attivamente alla loro promozione e garanzia, in quanto la proliferazione di una nuova categoria di diritti – quelli sociali – implica per forza di cose l’avvento dell’interventismo statale nelle sfere private degli individui.
È in questo contesto che il concetto di cittadinanza muta pelle, caratterizzandosi come un’entità duplice: una cittadinanza verticale, ossia la sottoposizione dell’individuo rispetto l’autorità statale, che implica doveri ma allo stesso tempo genera richiesta di diritti; ed una cittadinanza orizzontale, contraddistinta dalla partecipazione ad una comunità di persone, la quale condivide un insieme di valori. Dall’altro lato invece la proliferazione di carte internazionali a tutela dei diritti umani – e le sentenze interpretative delle diverse corti costituzionali – hanno in parte svuotato il concetto di cittadinanza verticale, in quanto ogni Stato deve garantire i diritti dell’individuo ad ogni persona presente sul proprio territorio, e dunque anche ai non cittadini. Aggiungendo a quest’ultimo punto la rilevanza del fenomeno migratorio – e soprattutto l’importanza che oggi giorno esso assume nelle agende politiche – la cittadinanza diventa uno strumento di aggregazione, di accomunanza e di condivisione di valori.
Va però sottolineato come i diritti politici, siano rimasti esclusi da quel meccanismo di tutela precedentemente citato. In poche parole: spetta allo Stato stabilire chi goda o meno di essi, chi possa votare e chi no. Ora, questa non è una questione di poco conto, in quanto è tramite il voto e la partecipazione politica che si concretizza l’appartenenza ad una comunità, che si diventa parte integrante dello Stato, ma soprattutto è tramite esso che si tutela la propria libertà. D’altro canto, la stessa Dicharazione dei diritti della Virginia, alla section 6, sanciva il principio della “no taxation without representation”.
Lo sforzo attuato dagli Stati europei – e, arrancando, da quello italiano, è dunque quello di includere gli stranieri (o meglio i minori) in questo processo. La stessa costituzione italiana, all’art. 4, dice che il cittadino deve poter partecipare al progresso materiale e spirituale della società. Il progetto di legge in discussione al Senato, mira dunque a riconoscere la cittadinanza a quelle nuove generazioni che parteciperanno ad esso.
L’ Italia ha provato ad intraprendere un percorso diverso rispetto agli altri Stati europei: infatti, oltre a garantire lo status di cittadino ai minori nati in Italia e aventi almeno un genitore possedente il permesso di lungo periodo Ue (in linea con la volontà europea di giungere ad una progressiva parificazione di cittadini e soggiornanti di lungo periodo), ha elaborato un nuovo metodo di acquisizione della cittadinanza (sempre per i minori), legato alla frequenza e alla conclusione di un ciclo scolastico. Ecco qui ritrovato il concetto di cittadinanza orizzontale che accomuna gli Stati europei , i quali sono indirizzati a subordinare l’acquisto dello status di cittadino alla conoscenza spesse volte della storia e della struttura costituzionale e dei valori dello Stato concedente. Dall’altro lato però, gli Stati europei hanno rivolto tendenzialmente minore attenzione alle generazioni già presenti sul territorio, e a coloro che si stabiliscono qui (non minori), prevedendo tempi molto lunghi per attivare i processi di concessione della cittadinanza, non tutelando così coloro che per propria volontà si sono stabiliti, insieme alla propria attività, su quel territorio, partecipando al progresso dello Stato. I dieci anni previsti in Italia, sono infatti ben il doppio di quelli che sono stabiliti dalla legislazione americana, che subordina la concessione della cittadinanza al possesso della Green card e al soggiorno sul territorio Usa per un periodo di cinque anni, e ovviamente all’assenza di reati contro la moralità pubblica e alla conoscenza della lingua e al superamento di un test di conoscenza civica.
Indubbiamente la cittadinanza non è un qualcosa che va elargito a chiunque, ma è necessario un bilanciamento tra doveri e diritti, un compromesso tra una “cittadinanza di residenza”, ed una concessa solamente a posteriori, un punto d’incontro tra una partecipazione attiva legata alla condivisione dei valori italiani (o meglio occidentali) ed una conservazione pacifica (citando il padre del liberalismo John Locke) che ruoti intorno al concetto di proprietà e di libertà.

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