Regioni d’Europa in subbuglio: il federalismo si imporrà.

Regioni d'Europa in subbuglioUna delle più apprezzabili caratteristiche di un’idea, di un progetto o di un’analisi è senza alcun dubbio la sua lungimiranza, la sua capacità di imporsi e perpetuarsi in un lasso di tempo che non si limiti al periodo in cui essa venga esposta. Per questo motivo Gianfranco Miglio merita di essere considerato uno dei più grandi giuristi e politologi italiani del ‘900. La sua capacità di prevedere, alla fine della Guerra Fredda, che l’idea di Stato tradizionale sarebbe stata soppiantata dall’emergere di particolarismi in grado di minacciare l’assetto dello stesso, dovrebbe eliminare lo stupore che colpisce tutti noi quando ascoltiamo le notizie riguardanti la “divergenza di vedute” – se così la si vuole chiamare – tra il governo spagnolo e la Catalogna.
A partire dal 1989, infatti, ogni angolo del mondo ha conosciuto queste spinte autonomiste (o secessioniste) e il caso catalano giunge solo dopo quello scozzese, bavarese, basco, “padano” e via discorrendo. Questa lucida previsione di cosa avrebbe portato la fine del mondo bipolare – così come era inteso prima della dissoluzione dell’Urss – spinse l’ex preside della Facoltà di Scienze politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano a sostenere la fine di una visione dello Stato come entità immutabile e la necessità per esso di modificare il suo assetto, al fine di assecondare tali cambiamenti, tramite un patto che ripartisca la sovranità fra due centri di potere, disegnando una struttura federale e mettendo in panchina la supremazia della politica. Quest’ultima caratterizza gli Stati non propriamente federali, quali ad esempio la Spagna stessa, il cui autonomismo differenziato permette al governo centrale e alle dinamiche politiche di prevaricare gli interessi delle comunità autonome stesse. D’altro canto, invece, negli Stati Uniti d’America (forse l’unico vero Stato federale esistente) la sovranità è divisa ed ogni Stato ha la capacità di imporre propri tributi. A differenza di quanto avviene in Spagna, però, il progetto di federalismo fiscale è la conseguenza dell’impianto costituzionale, non una concessione politica del governo centrale attuata mediante una legge organica, la quale può prontamente essere modificata o ritirata dallo stesso in nome dell’unità nazionale.
Inoltre, i cambiamenti che stanno intercorrendo a livello politico – e più in generale a livello globale – vanno tutti nella direzione di un bisogno di assecondare tali particolarismi. Dopo tutto, il partito non è più un produttore di ideologie, ma solo un propositore di figure che possano conciliarsi con la visione di leader che l’elettore vorrebbe. La globalizzazione ha sminuito il ruolo dei parlamenti nazionali, sempre più scavalcati da altri attori nei processi decisionali, e ha distrutto l’antica visione di confine inteso come recinto in grado di contenere un’etnia. Cambiamenti radicali che stravolgeranno i paesi europei, i quali dovranno trarre spunto dall’ esperienza americana, che invece è da sempre stata contraddistinta da tali elementi. Per questo motivo gli Stati devono comprendere il proliferare di queste ricerche di autonomia e cercare di indirizzarle in canali istituzionali, anticipando eventuali problemi come quello catalano – infatti Proudhon definiva il federalismo come un valido “placatore di masse”, in quanto in grado di armare la parte con la forza del tutto contro l’abuso del suo potere -, tramite una revisione del proprio assetto, da unitario a federale, garantendo una maggiore vicinanza tra il centro di potere e la popolazione, in rispetto del sacrosanto principio “no taxation without representation”, che in questo caso si può modificare in: “no taxation without a close representation”. Ecco perché l’Europa degli Stati Nazionali deve trasformarsi nell’Europa delle Macro-regioni, le quali dovranno essere disegnate sulla base di caratteristiche economiche e territoriali omogenee.
Per quanto riguarda l’Italia, il 22 ottobre potrebbe essere una data in grado di portare ad un (ri)inizio di tale procedimento: gli elettori di Lombardia e Veneto voteranno – legittimando i propri governi regionali a trattare con lo Stato – per una richiesta di maggiore autonomia (un trasferimento di competenze dalla sfera statale a quella regionale), da sancire mediante una legge approvata dalle due camere. E’ vero, come ho precedentemente affermato non basta: non basta il trasferimento di competenze per l’acquisizione della possibilità di dotarsi di una propria sovranità tributaria, non basta per giungere ad una rivoluzione dell’assetto statale. Ma i “non basta” sono solo l’inizio di un cambiamento, di un radicale mutamento all’interno del pensare collettivo. D’altronde, come affermava Miglio, “il federalismo si imporrà per forza delle cose”.

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