La mobilitazione di massa in difesa di Domenico Lucano, sindaco di Riace, lascia in eredità un solo pensiero: gli Italiani sono proprio delle belle facce di bronzo. Perché esaltiamo il ruolo della famiglia, se poi difendiamo un sindaco accusato di organizzare matrimoni di convenienza? Perché crediamo nella libera concorrenza, se poi difendiamo un personaggio accusato di affidamento fraudolento diretto dei servizi di raccolta rifiuti? Un popolo che esalta la violazione della legge, che crede che l’applicazione della legge sia sottoposta a valutazioni morali, è un popolo che mira alla sua autodistruzione.
È inutile nascondersi dietro all’affermazione “questi leggi sono inique”, “Salvini sta costruendo uno Stato autoritario”. Per buona pace di Saviano, le indagini sono iniziate prima che venisse assegnato l’incarico a questo governo e, ad ogni modo, è compito della magistratura avviare indagini se sussistano dubbi riguardanti la violazione di una norma. Le leggi definite inique sopravvivono da un decennio, durante il quale si sono alternati governi di destra e di sinistra. E anche ammettendo l’iniquità di tali leggi, definire il comportamento di Mimmo Lucano disobbedienza civile è un’offesa a personaggi che la disobbedienza civile l’hanno praticata per davvero (vedasi Bonino e Pannella): la disobbedienza civile implica che la violazione della norma avvenga pubblicamente, invocando addirittura la propria messa in stato di accusa; il Sindaco di Riace, invece, si suppone abbia violato le norme lontano dai riflettori, e solo da alcune intercettazione si capisce la volontà di disobbedire agli imperativi delle leggi italiane. Nulla di lontano quindi dal classico comportamento italiano, per cui una volta fatta una legge si trova l’inganno.
Tornando alle valutazioni morali, è vero che l’agire di Lucano ha reso la vita di diversi stranieri migliore, ma quello che dobbiamo chiederci noi – come teorizzato da Kant secoli fa – è se siamo disposti a universalizzare questa regola: in ogni caso un politico può agire aggirando una norma se mosso da interessi socialmente accettabili? Questo significherebbe ad esempio dare il permesso di espropriare terre senza indennizzo per poterle affidare a chi in situazione di indigenza (giusto per limitarci a esempi più soft). Questo relativismo spinto agli estremi può portare a privilegi per alcune categorie di persone, e se ragioniamo più lucidamente è un atteggiamento irrispettoso anche nei confronti di tutti gli altri richiedenti asilo, che si sobbarcano procedure lunghe e lente per il riconoscimento o diniego del loro status; un relativismo che fa una distinzione tra vincenti e perdenti, che dà per scontato l’eticità dell’azione di un politico, il quale per forza di cose gode di una posizione privilegiata e di impatto; un relativismo che se portato alle estreme conseguenze porta alla distruzione dello Stato di diritto perché, per quanto iniqua una legge possa essere, un sistema di norme si basa sul rispetto di esse. Ogni individuo ha poi il diritto di disobbedire civilmente a una norma, ma è altrettanto consapevole delle conseguenze che ne derivano. È solo volta che la disobbedienza civile diventa da minoritaria a maggioritaria, che la legge verrà modificata.
Quindi cari Italiani, caro Saviano, questo governo non piace nemmeno a noi, ma la politicizzazione di questioni giuridiche, come insegna la storia recente, non è la soluzione ai mali che infliggono il nostro Paese. E se vogliamo dirla tutta, se dovessero venire confermati i reati di cui è accusato il Sindaco di Riace, ci sarebbe ben poco da nascondersi dietro a valutazioni morali, perché non c’è nulla di più immorale di creare famiglie inesistenti e di violare il principio di libera concorrenza per mezzo di un intervento dell’autorità pubblica. Sono due principi che abbiamo strenuamente difeso nel corso degli anni e su cui abbiamo costruito le basi del nostro ordinamento. Non dimentichiamocene proprio ora.
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Qualche considerazione su Nigeria ed Eritrea.
Uno dei più diffusi luoghi comuni sul fenomeno dell’immigrazione riguarda il numero di richiedenti asilo a cui viene riconosciuto effettivamente il diritto a restare sul suolo italiano. Ce ne siamo già in parte occupati qui, analizzando i numeri del Ministero dell’Interno. Ora vogliamo fare qualche breve considerazione in merito alla situazione attuale in due Paesi africani, la Nigeria e l’Eritrea, i cui cittadini, secondo la vulgata del governo grillo-leghista, non scapperebbero da alcuna guerra e dunque sarebbero unicamente migranti economici irregolari.
Innanzitutto, i dati ufficiali sull’immigrazione da quei Paesi: secondo i dati del Viminale sui richiedenti asilo per nazionalità, i nigeriani sono il gruppo più numeroso per arrivi in Italia nel 2017; gli eritrei, invece, l’anno scorso erano al decimo posto, ma bisogna sottolineare che i loro arrivi sono aumentati, tra giugno e luglio 2018, del 137%.
Detto ciò, ora dobbiamo chiederci: qual è la reale situazione in Nigeria ed Eritrea? È vero, come affermano i mezzi della propaganda filo-governativa, che non ci sono basi per affermare che da quei Paesi si scappi a causa della guerra?
Come racconta Matteo Matzuzzi su Il Foglio del 6/7/2018, secondo un rapporto pubblicato dalla Società internazionale per le libertà civili e lo stato di diritto, in tre anni in Nigeria sono stati assassinati ben 16.000 cristiani. Il Paese, come molti sapranno, è da diverso tempo tormentato dal gruppo terroristico Boko Haram, ma quello non è l’unico fronte di tensione. Si moltiplicano, infatti, i massacri perpetrati dai pastori fulani musulmani, tanto che la Conferenza episcopale nigeriana si è spinta fino a parlare di genocidio in stile Ruanda e di una chiara agenda di islamizzazione della Middle Belt nigeriana che avrebbe nel governo il suo principale ispiratore: «Non si può più considerare una mera coincidenza il fatto che i perpetratori di questi crimini odiosi siano della stessa religione di coloro che controllano gli apparati di sicurezza, incluso lo stesso presidente. Le parole non bastano per convincere il resto della cittadinanza che i massacri non facciano parte di un progetto religioso più ampio».
Per quanto riguarda la situazione eritrea, c’è da registrare il commento entusiasta del Ministro Salvini in merito all’apparente pace raggiunta tra il primo ministro etiope Ahmed e il presidente eritreo Afewerki: tale evento, secondo il leader leghista, porrebbe fine alla ventennale guerra tra i due Paesi e sottrarrebbe ai loro cittadini ogni valido motivo per fuggire. Peccato che la realtà sia un’altra: l’Eritrea è tra i dodici peggiori Paesi del mondo (“Worst of the worst”) nel rapporto 2018 di Freedom House e Afewerki l’ha trasformata in quella che molti definiscono la Corea del Nord africana, con una capillare e sistematica repressione del dissenso e senza farsi mancare l’appoggio ai guerriglieri islamisti di al-Shabaab. Un vero e proprio regno del terrore creato attraverso abusi sulla popolazione che potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità. Sicuramente il buon Salvini potrebbe spiegarci, “da padre”, se è un posto in cui manderebbe volentieri qualcuno a vivere.
L’immigrazione tra realtà e propaganda.
Viviamo in un’epoca in cui la percezione dei fatti tende a diventare, spesso e volentieri, più importante della realtà. Ciò ha un impatto su diversi aspetti del vivere civile, ma influisce in maniera devastate su uno in particolare: il voto.
Tale fenomeno è fortemente riscontrabile per quanto riguarda il tema dell’immigrazione, rappresentato da molti partiti politici come “il Problema”, quello che più di ogni altro necessita di qualunque sforzo – anche al limite della legalità – pur di essere risolto. Cerchiamo, quindi, di mettere in fila numeri e fatti, smontando alcuni dei luoghi comuni più diffusi e dimostrando che gran parte degli elettori è vittima di una distorta percezione della realtà.
Primo luogo comune: è in corso un’invasione. Per dimostrare la falsità di questa affermazione basta prendere tre dati dell’Unhcr sulla situazione nel Mediterraneo: 1) Gli sbarchi in Italia da gennaio ad agosto 2018 sono stati 19.442, con una drastica diminuzione rispetto a 2017, quando furono complessivamente 119.369; 2) L’Italia non è il paese più colpito dal fenomeno sbarchi: da inizio anno, infatti, la Spagna ha dovuto affrontare ben 28.201 arrivi via mare. 3) Anche negli anni passati il nostro Paese non è stato il solo a fronteggiare gli sbarchi: nel 2015 in Grecia arrivarono dal Mediterraneo 856.723 immigrati, contro 153.842 sbarcati in Italia. Allargando lo sguardo dal numero degli sbarchi via mare alla percentuale di immigrati presenti nel Paese, le cose certo non cambiano: i dati Eurostat ci dicono che, tra i 28 Paesi dell’Unione Europea, ben 16 hanno una percentuale di immigrati sul totale della popolazione superiore alla nostra (da noi è circa il 7%; in Grecia, Spagna, Regno Unito, Francia e Germania è superiore all’8%; in Austria, Lituania, Croazia, Svezia ed Estonia è superiore al 10%). Gli stessi dati Eurostat, visibili nel grafico sotto, ci dicono anche una cosa molto più interessante: il nostro è il Paese con la percezione sul fenomeno più distorta, ossia con la maggior differenza tra il rapporto immigrati/popolazione percepito (24%) e quello reale (7%).
Secondo luogo comune: più del 90% degli immigrati che sbarcano non ha diritto a rimanere. Anche questa affermazione è falsa. Infatti, se è vero che nel 2017 solo nell’8% dei casi analizzati è stato riconosciuto lo status di rifugiato, ci si dimentica di dire che esistono altre due fattispecie in base alle quali si ha diritto a rimanere sul suolo italiano: la protezione umanitaria (che nel 2017 è stata concessa nel 25% dei casi) e quella sussidiaria (concessa nell’8% dei casi analizzati). Ecco che quindi, considerando tutte queste circostanze, le proporzioni cambiano molto.
Terzo luogo comune: il Governo Conte ha fatto molto di più degli esecutivi precedenti per contrastare il fenomeno. In questo caso entriamo in un terreno più scivoloso, quello dell’analisi politica. Ciò nonostante, alcuni numeri e fatti ci permettono di dire che anche questa affermazione è falsa. Innanzitutto, i dati del Ministero dell’Interno mostrano che, al momento dell’entrata in carica dell’attuale esecutivo, gli sbarchi erano già diminuiti del 77,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In secondo luogo, la tanto sbandierata “grande vittoria” di Conte al Consiglio Europeo sui migranti del 28 – 29 giugno 2018 si è rivelata, come prevedibile, una bufala: molti degli osservatori più esperti si erano accorti che i documenti ufficiali parlavano unicamente di ricollocamenti dei migranti su base volontaria, cambiando ben poco le cose rispetto alla situazione pre-vertice; ciò non impedì comunque a diversi mezzi di informazione e all’apparato di propaganda del Governo di raccontare con toni quasi agiografici dell’intrepido Presidente del Consiglio che, finalmente, era riuscito a farsi rispettare; la vicenda recente della Diciotti e le esternazioni del Ministro dell’Interno Salvini e di altri esponenti della maggioranza hanno confermato che di fake news di trattava. Infine, c’è un ultimo aspetto che deve essere considerato e che attiene al tema delle alleanze internazionali del Governo grillo-leghista: i dati Ispi ci dicono che dei migranti ricollocati dall’Italia, la maggior parte è andata a Germania, Svezia, Paesi Bassi e Spagna; sapete quanti ne ha accettati l’Ungheria di Orban? Zero. E la Polonia? Zero. Ecco, forse sarebbe il caso di interrogarsi su come sia possibile affermare di voler fare di tutto affinché l’Italia non diventi il “campo profughi d’Europa” e poi stringere alleanze con chi vorrebbe proprio una cosa del genere.
Ci fermiamo qui, anche se ci sarebbero molti altri luoghi comuni da sfatare. Ma ormai il senso di tutto ciò pare chiaro: ci sono partiti che, a fronte della loro totale inadeguatezza nell’affrontare i veri dossier caldi (vedi l’economia), fanno di tutto per creare un clima di paura e una percezione distorta del reale fenomeno dell’immigrazione, così da capitalizzare nell’urna elettorale. E l’opposizione non solo è incapace di spiegare la realtà delle cose, ma si presta al gioco della maggioranza, scendendo sul suo terreno e sfidandola su un tema in cui la sconfitta è certa. Speriamo che qualcuno riesca a riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi reali, ché la discussione su temi cruciali come la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza e la Legge di Bilancio è ormai alle porte.