Legge elettorale e governabilità.

Legge elettorale e governabilitàIn questo periodo si discute ampiamente di legge elettorale, sopratutto a seguito della decisione del Governo di porre la fiducia sulla votazione di 3 articoli della Legge Rosato . Il dibattito, però, non verte solo sulla decisione del governo, ma anche in merito al fatto che questa legge elettorale – esattamente come quasi tutte le precedenti – non garantirebbe, per caratteristiche intrinseche, la governabilità.
Proprio riguardo al tema della governabilità, per quanto sia certamente vero che la legge Rosato – considerando i dati attuali dei partiti nelle proiezioni – sembrerebbe lungi dal garantire una situazione di stabilità, si deve comunque riconoscere che, percorrendo brevemente la storia italiana repubblicana, è facile intuire come, indipendentemente dalle leggi elettorali, una situazione di instabilità è sempre stata predominante. Sarebbe utile chiedersi quanto ciò dipenda, prima ancora che dalla legge elettorale in sé, dalla stessa Costituzione.
Per capire più nel dettaglio, è indispensabile fare un breve confronto con l’esperienza tedesca, la quale – a prescindere dal fatto che la Germania presenti una forma di stato federale – è caratteristica, allo stesso modo di quella italiana, di una Repubblica parlamentare con un’esperienza pre-costituzionale dittatoriale e di un sistema che non è mai stato completamente maggioritario ma, anzi, è soprattutto proporzionale.
Certamente, da un punto di vista storico, vi fu, al momento della stesura della Carta fondamentale, un approccio diametralmente opposto da parte dei costituenti italiani rispetto a quelli tedeschi. Infatti, in Germania, dove la costituzione fu redatta in un momento successivo, il ragionamento fu più o meno questo: il nazismo fu il frutto della Repubblica di Weimar, realtà che rappresentava la massima espressione della ingovernabilità e dell’impotenza totale degli esecutivi che portò a un caos dei partiti, ovvero l’impossibilità di trovare maggioranze stabili e, quindi, governi efficaci. Per questo motivo i costituzionalisti tedeschi pensarono di scrivere una costituzione che garantisse la governabilità, partendo anzitutto dal fatto che la fiducia del governo dipende dal solo Bundestag – l’Italia è l’unico paese al mondo con un bicameralismo perfetto in un sistema parlamentare – e poi passando dall’introduzione in Costituzione di due principi: una soglia di sbarramento fissa del 5% e, soprattutto, l’apprezzabilissimo meccanismo della sfiducia costruttiva, attraverso la quale un’opposizione per sfiduciare un governo deve disporre di un’alternativa definita – meccanismo che sarebbe utilissimo in un sistema che soffre di instabilità.
L’esperienza italiana, come detto, è partita da un presupposto contrario: i costituenti posero l’attenzione esclusivamente sulla natura del fascismo e sul fatto che esso governò incontrastatamente in un sistema totalmente privo di partiti e di controlli parlamentari e, di conseguenza, si pensò unicamente ad esautorare il potere esecutivo, privando i governi della stabilità. Ciò, conseguentemente, portò e tuttora porta ad una condizione di onnipotenza dei partiti, la quale, paradossalmente, assomiglia – seppur con le dovute specificazioni – all’esperienza di Weimar. Il fatto è che, poi, la Costituzione italiana viene spesso interpretata senza spirito critico: non raramente è citata dagli stessi italiani – molto probabilmente esageratamente e soggettivamente – come una tra le migliori al mondo e, in occasione di ogni tentativo di modifica nel senso di aumentare la stabilità dei governi, si tende a criticare il tentativo battezzandolo come tendente a un ritorno agli atteggiamenti fascisti.
È abbastanza emblematico pensare, in questo senso, che in Germania – che certo è una democrazia – ci sono leader che – pur essendo tra i più nobili della storia europea contemporanea, come Adenouer, Kohl e la stessa Merkel – hanno esteso i loro esecutivi per 12-16 anni.
È chiaro che, da questo punto di vista, anche la produzione della legge elettorale e la sua approvazione, in un sistema frammentato come quello italiano, diventa molto difficile da scindere dal più largo compromesso. È anche per questo che, spesso, in momenti rilevanti, i governi abusano dello strumento della fiducia, il quale non è affatto un meccanismo “eversivo”, soprattutto se utilizzato dopo il naufragio di un progetto di legge faticosamente mutuato e a pochi mesi dalla scadenza di una legislatura in assenza di una la legge elettorale unitaria per Camera e Senato – camere che, peraltro, solo per il fatto di essere elette una attraverso un’elezione su base regionale e l’altra su base nazionale, già di per sé non possono avere una composizione uguale neanche con la stessa legge.