L’Asino di Buridano: liberali per essere liberi.

L'Asino di Buridano - Liberali per essere liberiIl celebre apologo del filosofo Giovanni Buridano ha come protagonista un asino, il quale, stanco, assetato e affamato, si trova di fronte a due mucchi di fieno, della medesima qualità e quantità, ciascuno posizionato dinnanzi al proprio secchio d’acqua. L’asino, non sapendo da quale dei due mucchi e secchi iniziare a sfamarsi e dissetarsi, muore di stenti. L’analisi del filosofo francese verte sul fatto che l’intelletto sia sempre in grado di suggerire agli uomini la scelta migliore da prendere a fronte di diverse alternative e se, per assurdo, tale scelta dovesse essere costituita da due elementi perfettamente uguali, la volontà umana rimarrebbe paralizzata, a meno che si decida di non scegliere.
Se si effettua una trasposizione in chiave politica della vicenda poc’anzi narrata, l’asino di Buridano incarna perfettamente la figura dell’elettore moderno, che si sente tradito da una classe politica in cui non si riconosce più e da cui, da troppo tempo, non riceve risposte, circondato da miriadi di mucchi di fieno, ciascuno portatore di un diverso vessillo o colore politico ma, come i covoni dell’asino, nel complesso perfettamente identici nella loro incapacità di difendere valori e ideali di cui sono solo pseudo difensori, e nel loro patetico tentativo di realizzare progetti concreti con cui risollevare le sorti del Paese. Fortunatamente, come direbbe Leibniz, in natura non esistono realtà identiche come accade invece in matematica, pertanto, l’elettore, a differenza dell’asino, avrà sempre la possibilità di scegliere, sia che la scelta riguardi un partito in particolare, una corrente di pensiero o un’ideologia, fermo restando che è sempre possibile optare per la terza via, quella dell’astensionismo, la morte della politica per eccellenza.
Del resto pare proprio quest’ultima la scelta più quotata negli ultimi anni, e invero come dare torto all’elettorato, perennemente alle prese con forze politiche che quotidianamente svelano la loro natura vacua e inconsistente, sia a destra sia a sinistra dello schieramento, senza tralasciare quanti si arrogano il diritto di definirsi gli unici veri interpreti del concetto di antisistema nonché garanti dell’onestà e della trasparenza. Tutto questo si aggiunge ad una crisi dello stato moderno, già analizzata da Gianfranco Miglio nel 1999 nel suo libro intitolato – non a caso – “L’asino di Buridano. Gli italiani alle prese con l’ultima occasione di cambiare il loro destino”. In questa sua opera, Miglio illustrava le numerose problematiche che lo stato avrebbe dovuto fronteggiare in futuro, specie nel garantire servizi efficienti alla popolazione. Il trattato di Miglio offre pertanto una nuova chiave di interpretazione politica dell’omonimo apologo dell’asino, che potrebbe essere così rivisitata: un elettore si trova di fronte a due scelte: da un lato partiti o movimenti in cui non si riconosce e in cui non ripone più alcuna fiducia, dall’altro la crisi dello stato moderno. Non sapendo cosa scegliere, non sceglie e a morire è l’idea stessa di politica.
Consci di queste problematiche e desiderosi di proporre la nostra visione ideologica in ambito politico, economico e culturale, ci siamo dati questo nome – il motivo appare ora evidente – con l’obiettivo principe di restituire allo scenario politico la visibilità e la credibilità che merita, dal momento che il termine politica, dal greco politikè, si riferisce alla pόlis, la città stato, nonché la comunità in cui gli uomini si organizzano e regolano la propria vita. Pertanto non è comprensibile una vita vissuta lontano dalla politica.
Sono quattro le parole che racchiudono la nostra visione e i principi a cui ci ispiriamo: liberalismo, liberismo, europeismo e federalismo.
Liberalismo, il che significa, innanzitutto, difesa della proprietà privata e dei beni in possesso dell’individuo. John Locke, padre dell’empirismo e del pensiero liberale, definisce la proprietà privata come il diritto supremo tra i diritti naturali e afferma che il potere politico non può diminuire né sottrarre la proprietà privata dei cittadini. A sostegno di questa tesi Locke rammenta che nella Bibbia si parla di come Dio abbia creato la terra come risorsa a disposizione dell’uomo, ed egli, mescolando il proprio lavoro alla materia da lui stesso lavorata, ottiene così la proprietà privata, un bene di sua unica proprietà, ed essa è un diritto inviolabile. Considerato però il livello attuale di tassazione, pare che lo stato abbia leso in modo spropositato tale diritto, impedendo all’individuo di godere e disporre dei beni in suo possesso, dimenticandosi forse che la sua stessa esistenza si esplica nella difesa e nella tutela dei diritti degli individui, e non nella loro continua lesione. Il liberalismo, poi, come riscoperta dell’individuo, dei suoi diritti e della sua indipendenza, in opposizione allo strapotere collettivo per antonomasia, lo stato: uno stato paternalista ed eccessivamente interventista, specie in ambito economico. “Il governo migliore è quello che governa di meno” diceva nel XVIII secolo Thomas Jefferson, che nel lontano 4 luglio 1776 fece la storia degli Stati Uniti d’America con la Dichiarazione d’Indipendenza dalla Gran Bretagna, documento ricco di principi liberali.
Liberismo, ovvero il liberalismo applicato all’economia. Alla base della logica liberista vi è la convinzione che per dedurre le leggi economiche più corrette sia sufficiente indagare l’azione dei singoli, la cui sommatoria dà origine alla società. Questo perché le azioni dei singoli individui, che si muovono nell’ottica della realizzazione della massima aspirazione personale, contribuiscono automaticamente e involontariamente al benessere dell’intera società, come spiegato da Adam Smith nella famosa metafora della mano invisibile. Perciò, lo stato deve restringere il proprio margine d’azione e garantire con norme giuridiche lo sviluppo della libera concorrenza e del libero mercato, limitandosi ai bisogni della collettività che i singoli non possono risolvere in piena autonomia.
Europeismo, per un’Europa veramente unita, per l’unione dei popoli d’Europa sotto il profilo politico e non solo economico, col pensiero rivolto al grande sogno degli Stati Uniti d’Europa, federazione di macroregioni che porrà fine alla sovranità dei singoli stati e alla crisi dello stato moderno.
Federalismo, sia in ambito europeo, sia, nel breve periodo, a livello nazionale. Per un duplice assetto di potere che preveda due livelli di governo, con competenze autonome e distinte, e più potere alle regioni nell’ambito dell’auto governo, a scapito dello stato centrale. Federalismo che, ovviamente, sia anche fiscale, per un sistema decentrato di riscossione delle imposte, affinché siano direttamente gli enti locali a poter gestire le entrate per conto dello stato centrale, a cui deve essere versata una percentuale, purché sia ragionevole.
Questa è la nostra visione, che avremo modo di approfondire nel corso del tempo. Questo è il nostro sogno, la nostra più alta aspirazione: un’Europa unita costruita sulla base del federalismo, del liberismo e del liberalismo, quello stesso liberalismo che ha tanto contribuito a fare del Vecchio Continente la culla dei più alti valori e ideali che l’umanità abbia mai conosciuto. Questo è stata l’Europa. Possa essa tornare a difenderli e a diffonderli.