Perché “L’Asino di Buridano”?
L’Asino di Buridano è una storia allegorica del filosofo Giovanni Buridano che ha come protagonista un asino, il quale si trova di fronte a due mucchi di fieno perfettamente identici. L’asino, non sapendo da quale dei due mucchi iniziare a sfamarsi, muore di stenti. L’analisi del filosofo francese verte sul fatto che l’intelletto sia sempre in grado di suggerire agli uomini la scelta migliore da prendere a fronte di diverse alternative e se, per assurdo, tale scelta dovesse essere costituita da due elementi perfettamente uguali, la volontà umana rimarrebbe paralizzata, a meno che si decida di non scegliere.
Se si effettua una trasposizione in chiave politica di tale vicenda, l’Asino di Buridano incarna perfettamente la figura dell’odierno elettore, che si sente tradito da una classe politica in cui non si riconosce più, circondato da una miriade di partiti e movimenti che giudica identici tra loro. Fortunatamente, come direbbe Leibniz, in natura non esistono realtà identiche come accade invece in matematica. Pertanto l’elettore, a differenza dell’asino, avrà sempre la possibilità di scegliere: la nostra mission diventa, dunque, quella di fornire al cittadino una chiave di lettura, basata su elementi e dati di fatto, utile per prendere una decisione consapevole, liberandosi dai paraocchi della propaganda.
I nostri valori
Sono quattro le parole che racchiudono la nostra visione e i principi a cui ci ispiriamo: liberalismo, liberismo, europeismo e federalismo.
- Liberalismo, il che significa difesa dell’individuo, dei suoi diritti, della sua autonomia e indipendenza e della sua sfera di azione, in opposizione allo strapotere collettivo per antonomasia, lo stato: “Il governo migliore è quello che governa di meno” diceva nel XVIII secolo Thomas Jefferson. Il liberalismo di traduce anzitutto nella intangibilità della proprietà privata e dei beni in possesso dell’individuo: John Locke, padre dell’empirismo e del pensiero liberale, definisce la proprietà privata come il diritto supremo tra i diritti naturali e afferma che il potere politico non può diminuire né sottrarre la proprietà privata dei cittadini; considerato però il livello attuale di tassazione, pare che lo stato abbia leso in modo spropositato tale diritto, impedendo all’individuo di godere e disporre dei beni in suo possesso, dimenticandosi forse che la sua stessa esistenza si esplica nella difesa e nella tutela di tali diritti e non nella loro continua lesione. Allo stesso modo e in conseguenza di tale attentato alla libertà individuale, sono tanti i campi in cui lo stato cerca di decidere quale dovrebbe essere la direzione della nostra vita.
- Liberismo, ovvero il liberalismo applicato all’economia. Alla base della logica liberista vi è la convinzione che nessuno è onnisciente e non può esistere un’istituzione dotata della massima consapevolezza sul come allocare le risorse economiche: ne discende che le azioni dei singoli individui, le quali si muovono nell’ottica della realizzazione dell’interesse e delle aspirazioni personali, contribuiscono in automatico e involontariamente al benessere dell’intera società, come spiegato da Adam Smith nella famosa (e poco compresa) metafora della mano invisibile. Perciò, lo stato deve restringere il proprio perimetro d’azione nell’economia e garantire lo sviluppo della concorrenza e del libero mercato.
- Europeismo, per un’Europa veramente unita sotto il profilo politico e non solo economico, col pensiero rivolto al grande sogno degli Stati Uniti d’Europa, una federazione di regioni in grado di competere nello scacchiere globale e di porre fine alla crisi di rappresentanza che scuote gli attuali stati nazionali europei. Al di là delle aspirazioni per il futuro, è evidente che, al netto di tutte le storture e dell’iper-burocratizzazione dell’attuale Unione Europea, essa rappresenti un baluardo dello stato di diritto, nonché uno dei principali vettori attraverso cui in Italia siamo riusciti ad ottenere maggiori spazi per concorrenza e mercato.
- Federalismo, sia in ambito europeo che a livello nazionale, poiché un duplice assetto di governo, che preveda competenze autonome e distinte e più potere alle regioni, è il sistema più efficace per limitare il potere sovrano e garantire maggiore efficienza e responsabilità: rappresenta pertanto il necessario corollario al liberalismo. Si tratta, ovviamente, di un federalismo che sia anche fiscale e che permetta la concorrenza tra le varie autorità locali.
